Nel 1992 un mio carissimo amico, forse un po’ stufo della noia, mi disse: “sai che c’è? Quasi, quasi vado a fare il corso da arbitro di pallavolo”.

“Fighissimo” gli dissi e dal quel momento non fece altro che martellarmi affinchè mi iscrivessi anch’io al corso: cedetti, ma dopo qualche tempo. Lui aveva già fatto “carriera”.

Dopo un periodo di studio in aula, iniziai ad arbitrare come secondo arbitro nelle partite più semplici a livello provinciale, poi come primo (avendo un secondo con esperienza per un certo periodo) ed infine a livello regionale con la stessa trafila.

Questo in pratica si traduceva in arbitraggi fino alla C1.

Fu un bel periodo, soprattutto perchè c’era modo di viaggiare molto da una palestra all’altra senza visitare nessun posto poichè le partite si svolgevano la sera, conoscere gente e farsi alcuni “amici”.

Ricordo anche le belle partite di serie D, le cui squadre erano spesso formate da vecchi marpioni fuori età che giocavano per puro divertimento, ma che tiravano certe legnate da far impallidire anche i più quotati giocatori.

Un giorno abbi anche l’opportunità di sedere al banco in funzione di 2° segnapunti in una partita nazionale. Erano i tempi di Lucchetta e per chi ha una certa età era un riferimento nel panorama pallavolistico internazionale. In quell’occasione potei stringergli la mano e scambiare un paio di battute… wow!

Coltivai l’hobby per circa 6 anni e poi lasciai. Fu il tempo in cui cambiavano le segnalazioni arbitrali per motivi televisivi, quando il punteggio veniva assegnato prima di indicare il tipo di fallo.

Oggi dovrei rivedere tutte le procedure, il calcolo dei punteggi, le segnalazioni… insomma rifare il corso da zero.

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