Nel Marzo del 2015 stavo vivendo per qualche mese a Ladispoli a contatto con una piccola comunità di ragazzi.

Quando arrivai, mi mostrarono casa e la mia attenzione fu catturata da un vecchio calcio balilla ridotto malissimo abbandonato alle intemperie nel cortile.

Era un “regalo” ricevuto da un bar che aveva proceduto con la sostituzione, ma che avevano lasciato all’aperto.

Quale migliore occasione per cimentarsi con una nuova sfida?

Feci la proposta di rifare il calcio balilla e naturalmente si crearono gli schieramenti di chi diceva che sarebbe stato impossibile, altri possibilisti, ma con una serie di dubbi, altri ancora convinti della riuscita… pochi.

Presi tutte le misure, le proiezioni dei tagli, la bulloneria, la lista dell’attrezzatura e partii per Torino con l’intento di tornare carico dell’occorrente.

I lavori iniziarono, smontammo tutto, recuperammo tutte le componenti possibili ripulendole e lucidandole, poi cominciammo a tagliare e assemblare, a volte con fatica, altre volte col vento, a volte da solo, ma sempre con l’obiettivo chiaro per tutti i visionari impegnati.

Ci furono una serie di difficoltà come la lama circolare cotta, punte di trapano e fresa saltate, ma si vedevano i primi risultati.

Il lavoro durò circa 3 settimane e alla fine ikl risultato fu grandioso, maggiore delle aspettative.

I ragazzi che dapprima non erano convinti del risultato si erano man mano uniti al gruppo rendendosi disponibili per qualche lavorazione. Infine il piano di gioco bianco fu firmato da tutti i partecipanti e fu una grandissima soddisfazione per tutti giocarci. Era il risultato di un sogno, un momento di aggregazione, un modo per dimostrare come una visione fosse trasformabile in realtà.

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