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Alessandro Nalin

Per ventisei anni ho fatto funzionare i sistemi di grandi aziende.

Le notti le passavo a costruire quello che serviva a mia moglie, psicologa.

Mi chiamo Alessandro e sono un curioso, per mestiere e per carattere. Mi interessa l’elettronica come la medicina, l’intelligenza artificiale come la teoria delle stringhe. Ho un motto che mi riassume meglio di un curriculum: dalle stringhe alle scarpe. Dai concetti più astratti alle cose di tutti i giorni.

I sistemi degli altri

Ho cominciato da solo, sulle infrastrutture informatiche delle sedi dirigenziali di un grande gruppo industriale. Poi quattordici anni in una multinazionale, a capo dei sistemi informativi italiani e di una parte di Grecia e Turchia. Quando sono arrivato, l’ambiente IT era poco più di una rete di fortuna: l’ho ricostruito da zero.

È lì che ho imparato cosa vuol dire un sistema che regge il peso di chi lo usa.

Da dieci anni faccio system integration: è il mestiere di chi prende prodotti nati separati e li fa funzionare insieme. Non è semplice come sembra. Ogni fornitore costruisce i propri strumenti per funzionare bene dentro il proprio perimetro, non fuori. Da quei vincoli ho imparato la cosa che uso ancora tutti i giorni: i limiti del prodotto non devono diventare i limiti del progetto.

Due anni per capire dove stavo andando

A un certo punto mi sono fermato. Due anni, senza un piano già pronto: non per riposarmi, ma per decidere che direzione prendere e come ristrutturare la mia vita.

Chi ha molti interessi conosce il rischio: cominciare tante cose e non arrivare in fondo a nessuna. Quella pausa è servita a scegliere dove andare in fondo.

Perché proprio gli psicologi

Mia moglie è psicologa. Le sue difficoltà non le ho osservate da fuori: le ho vissute in casa.

Ho passato notti a costruirle l’infrastruttura che le serviva. Allora non c’era l’intelligenza artificiale, non c’era un gestionale alla portata di chi lavora da solo, non c’erano le piattaforme che oggi si comprano con un abbonamento mensile. Ogni componente andava messa insieme a mano: uno strumento gratuito qui, una connessione lì, un pezzo di codice scritto da me dove il collegamento non arrivava.

Quegli strumenti erano incompleti. Alcune di quelle mancanze le ritrovo ancora oggi dentro software che costano migliaia di euro l’anno e si presentano come soluzioni complete.

Quando ho iniziato a lavorare con altri professionisti della salute non partivo da zero. Partivo da anni di tentativi, di errori e di soluzioni trovate alle tre di notte.

La lezione che mi è costata 14.000 €

Intanto studiavo marketing, perché la parte tecnica la sapevo fare e non bastava. E ho comprato un percorso da 14.000 €.

Nel pacchetto c’era tutto: un centinaio di lezioni, le call settimanali registrate, una piattaforma per costruire pagine con i contatori, i moduli, le automazioni. Ed era roba seria — funzionava davvero, per chi aveva già un’offerta collaudata, un mercato che rispondeva e un budget pubblicitario da far girare ogni mese. Era un metodo per moltiplicare. Io non avevo ancora niente da moltiplicare.

Era anche un sistema che parlava solo con se stesso. Il mio strumento di pagamento: integrazione non prevista. Il servizio per le email automatiche che consigliavano costava come il software di un’azienda intera. Così ho fatto l’unica cosa che sapevo fare: mi sono costruito da solo i pezzi che mancavano, uno alla volta, di sera, mentre di giorno facevo il mio lavoro.

Poi il contratto è scaduto. Con lui si sono spente la piattaforma, le pagine, i contatori, i collegamenti. Niente di quello che avevo costruito era mio. Ho rifatto tutto da capo su WordPress, con strumenti standard su cui chiunque può mettere le mani. Ci ho messo mesi.

Nessuno mi ha chiesto se ero quel tipo di cliente, prima di vendermelo.

Cosa mi è rimasto

So cosa si rompe, perché l’ho rotto io per primo. E la domanda che a me nessuno ha fatto, adesso la faccio io — prima di prendere i soldi di qualcuno, non dopo.

Per questo qui il primo passo non è una proposta. È un’analisi dei tuoi numeri, e non si paga.

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